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UN ANGOLO DI CROAZIA TRA DRAVA E SAVA: LA SLAVONIA

di Paolo Gerbaldo


Sono forse i fiumi il filo conduttore di un piacevole percorso di visita della Slavonia, regione orientale della Croazia. Accanto alla Drava che, per inciso, nasce in Italia, presso la Sella di Dobbiaco al confine con l’Austria e sfocia nel Danubio a est di Osijek, ci sono sia la Sava, altro affluente che raggiunge il Danubio a Belgrado, che un tratto del Danubio stesso. I fiumi scorrono tra le grandiose propaggini meridionali delle pianure pannoniche disegnando un paesaggio naturale che affascina il viaggiatore chiamato a prendersi un po’ di tempo per potersi immergere, lentamente e totalmente, nel quadro circostante.


L’esperienza di viaggio nel mosaico della Slavonia può iniziare a Đakovo. Qui i tratti architettonici ben testimoniano le impronte lasciate dalla storia: l’antica moschea ottomana di Ibrahim Pasha trasformata nella Chiesa di Tutti i Santi; l’allevamento di cavalli prima arabi, poi da tiro e infine, dall’Ottocento, Lipizzani; la maestosa Cattedrale neogotica. La chiesa spicca infatti sulla cittadina con la sua bella facciata. Essa, risalente al periodo compreso tra il 1862 e il 1882, richiama le slanciate forme architettoniche gotiche mentre, all’interno, spiccano sia la luminosità che gli affreschi.

Un’attrattiva di particolare interesse capace di testimoniare la vivacità culturale di questa terra di transito e di non pochi rivolgimenti storici la offre la residenza-castello di Našice. L’elegante residenza-museo dai tratti neoclassici è strettamente
legata alla compositrice croata Dora Pejačević
.

Tappa chiave di un viaggio in Slavonia è poi Osijek. Sostanzialmente tutta adagiata lungo la sponda meridionale della Drava poco prima della sua confluenza nel Danubio, Osijek ha una lunga ed intensa vicenda storica ben leggibile nelle diverse parti che compongono il suo variegato tessuto urbanistico.


Un’intensa passeggiata la merita il suo cuore dal volto barocco-mitteleuropeo racchiuso all’interno del nucleo fortificato: uno spazio che sta rinascendo grazie ai diversi interventi di recupero e valorizzazione. Sulla geometrica piazza della SS. Trinità si affaccia l’interessante Museo della Slavonia. La visita al museo, grazie al moderno e curato allestimento museale, è un momento determinante per un primo contatto con la storia e la cultura delle terre comprese tra la Drava e la Sava.

Da qui una lunga arteria, percorsa da una linea tramviaria, si snoda a ridosso della Drava fino a raggiungere la città alta. In quest’ultima area, caratterizzata da parchi ed edifici novecenteschi, spiccano sia gli eleganti edifici liberty che la Cattedrale dedicata ai Santi Pietro e Paolo. L’occhio è infatti subito attratto dall’alta guglia della neogotica chiesa che domina la piazza principale posta a pochi passi dall’animato lungofiume.

La Slavonia è però molto altro. Alle città e alle testimonianze storiche si sommano infatti paesaggi ed oasi delle biodiversità: tratti peculiari di una terra che, ora più che mai, è capace di offrire al viaggiatore emozioni diverse ed autentiche.


Editoriale Novembre 2015

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Hotel Strassewirt

Autunno, tempo di nebbie e piogge, la malinconia ci assale, ma vogliamo scacciarla pensando a tutto ciò di bello e interessante che si potrebbe fare in questa stagione. È un periodo dell’anno che molto spesso ci regala temperature ancora gradevoli e colori meravigliosi degni dei migliori pittori impressionisti. Momento ideale per escursioni a contatto con la natura, brevi week end in spa, o gustando piatti tipici della cucina tradizionale.

Con questa idea di relax, in questo numero vi proponiamo tante mete accessibili, come il Tirolo Austriaco luogo perfetto dove potersi concedere un momento speciale nella spa dello Strassewirt gestito dalla famiglia Bachmann a Strassen in Osttirol, visto da Riccardo Celani, oppure in Slavonia, nell’est della Croazia che ci viene raccontata da Paolo Gerbaldo.

Le Marche con 3 brevi itinerari gastronomico-culturali, perfetti proprio in autunno, approfittando di eventi come la fiera del tartufo di Acqualagna e la sagra dell’olio Dop di Cartoceto, raccontati da Marianna Tassinari.

Qualche anticipo 2016 arriva con la presentazione del nuovo Terminal Satellitare dell’Aeroporto internazionale di Monaco, caratterizzato da un’offerta di negozi e di ristoranti di altissima qualità, è raggiungibile da tutti gli aeroporti Italiani con brevi connessioni, aprendo una porta verso tutto il mondo.

Per concludere qualche suggestione da Bali, grazie al contributo di Gloria Canè, buona lettura!

Marche che passione, un autunno in centro Italia

di Marianna Tassinari

Secondo Wikipedia le Marche sono: “… una regione italiana a statuto ordinario dell’Italia Centrale di 1.545.098 abitanti, con capoluogo Ancona affacciata verso est sul Mar Adriatico.”

Ma le Marche sono molto di più: la regione che si affaccia sul mare, con una prima linea di spiagge e scogliere suggestive, ha una fascia collinare ricca di borghi medievali e una zona montana dove poter fare bellissime trekking anche in autunno. Ideale meta gastronomica, culturale e paesaggistica la regione ha dato i natali a personaggi molto famosi come Giacomo Leopardi, il poeta nato a Recanati a fine 1700, o il musicista Gioacchino Rossini nato quasi nello stesso periodo a Pesaro, o come pittori del calibro di Raffaello Sanzio che è nato ad Urbino nel 1483, o per parlare dei contemporanei come Giovanni Allevi compositore e pianista di Ascoli Piceno, o come lo scultore Arnaldo Pomodoro, nato nel 1926.

Partendo per un visita ideale vi proponiamo tre idee, da sviluppare in ogni stagione, ma in autunno potrete ammirarvi i colori caldi del foliage che niente hanno da invidiare a quelli del New England Americano.

Pesaro e il colle San Bartolo, questo itinerario si può svolgere in auto, in moto nelle ultime giornate di sole e anche in bici per gli appassionati del genere. Si parte da Gabicce subito dopo il confine con l’Emilia Romagna, e si sale sul contrafforte panoramico che si affaccia come un terrazzo sull’adriatico. In questo tratto di costa particolarmente colorato, la strada stretta e panoramica si inerpica con qualche curva nella macchia mediterranea, e si arriva ai due piccoli castelli medievali di Casteldimezzo e Fiorenzuola di Focara, proprio al centro dell’area protetta del parco San Bartolo (www.parcosanbartolo.it).

Colle San Bartolo, Fonte www.destinazionemarche.it

 

Da qui dopo aver esplorato i paesini e aver fatto la discesa al mare se vi piace, si prosegue per Pesaro, dove conviene trascorrere una notte in uno dei tanti hotel o nei b&b del circondario. In questo modo potrete gustarvi una cena a base di pesce e al mattino presto ammirare le ville in stile liberty sul lungomare della città, tra cui spicca il Villino Ruggeri, a poca distanza dalla nota scultura della palla di Pomodoro.


Villino Ruggeri fonte : http://www.italialiberty.it

 

Ecco che ora il nostro itinerario ci porta nei colli attorno a Novilara, a soli 7 km da Pesaro, il piccolo borgo è un’ideale terrazza panoramica su Pesaro e il Mare, vi suggeriamo di pranzare o cenare alla Locanda Ricci dove potrete gustare la cucina tradizionale Pesarese, http://www.locandaricci.it/, proseguiamo poi per Candelara, paese delle candele che si anima con un bel mercatino di Natale da fine novembre fino a Santa Lucia per tre weekend, illuminato solo da candele come accadeva fino all’avvento dell’energia elettrica.

 

Novilara fonte www.marchefilmcommission.info

 

Candelara fonte www.candelara.com

In effetti lo stemma di Candelara è rappresentato da tre colline sormontate da tre candele e si ispira alla leggenda per cui, per individuare il luogo su cui costruire il paese, sono state accese tre candele e nel punto meno ventoso, dove non si è spenta la fiamma, lì è sorto il paese.


Fonte: google map

***

Il secondo itinerario che vi suggeriamo si snoda lungo l’antica Flaminia, che in epoca Romana collegava Roma a Rimini passando per Fano. Proprio Fano è il nostro punto di partenza: questa cittadina, affacciata come Pesaro sul mare Adriatico, nonostante le piccole dimensioni vanta numerosi edifici e reperti Romani che si possono ancora vedere, oltre a ciò è famosa per il carnevale che si svolge nel periodo invernale e la cui origine risale addirittura al 1347.

Fano, fonte visiturbino.eu

Da qui, oltrepassate le mura cittadine, saliamo nelle dolci colline marchigiane per raggiungere Cartoceto, famosa per il suo olio. Il paesello è circondato da rigogliosi uliveti e in novembre si svolge la 39sima edizione di Cartoceto dop festival, tre domeniche tutte dedicate all’olio, il programma sarà presto disponibile sul sito:
http://www.prolococartoceto.com/, In zona si può visitare l’antico frantoio del 1660, http://www.frantoiodeltrionfo.it/ e si può pensare di far tappa per dormire in questa zona, sono numerosi infatti i b&b e gli affittacamere, noi suggeriamo “la locanda del Gelso” , http://www.lalocandadelgelso.it/.

Cartoceto fonte www.marchetravelling.com

 

Con la luce del giorno dopo si può partire alla scoperta delle suggestive Gole del Furlo, con prima tappa obbligata Fossombrone, Antica cittadina di origini romane posta nella media valle del Metauro, lungo il percorso dell’antica Flaminia, chiusa tra i contrafforti delle Cesane e il ripido versante settentrionale del colle dei Cappuccini, Fossombrone dista da Fano e dal mare 25 km. Nelle Cesane si trova una rigogliosa pineta creata dai prigionieri austro-ungarici nella prima guerra mondiale. La pineta incorpora anche il vivaio della guardia forestale ed è attraversata da una strada panoramica che da Fossombrone giunge fino a Urbino.

Fossombrone, fonte www.pu24.it

Da Fossombrone si attraversano le suggestive Gole del Furlo per raggiungere Acqualagna, lungo la strada vecchia ci sono aree di sosta che permettono di visitare la diga Enel e di raggiungere le Gallerie Romane. L’acqua ha dei colori magnifici che vanno dal verde smeraldo all’azzurro, in un meraviglioso contrasto cromatico con le foglie rosse e gialle dell’autunno. Raggiungiamo in poco tempo Acqualagna, dove ogni anno da ottobre a metà novembre si tiene la celeberrima fiera del Tartufo bianco, giunta alla 50sima edizione.

Acqualagna fonte www.viaggiatoriweb.it

Il piccolo borgo si sviluppa alla confluenza del torrente Burano, la sua posizione è turisticamente strategica: poco distanti ci sono i monti Catria e il Nerone, che offrono interessanti percorsi trekking e mountain bike. La Fiera del tartufo Bianco è la regina indiscussa dell’autunno. Ma tutto l’anno potrete trovare prodotti d’eccellenza da Marini e Azzolini Tartufi, presenti da oltre 50 anni ad Acqualagna e lasciarvi tentare dai loro Tartufi e dai loro Lavorati. Inoltre potete scoprire alcuni interessanti siti archeologici di epoca romana, tra cui Villa Colombara, non lontana dalle gole del Furlo. Molti dei reperti ritrovati sono esposti al museo Antiquarium Pitinum Mergens, che è stato ricavato nella vecchia sede del municipio, qui viene spiegata la collocazione dell’antico insediamento Romano, e come si sviluppava la fattoria Romana. Durante la fiera del tartufo il museo apre con orario continuato 9:00-19:00, in corso Roma 47. www.musei.marche.it

 

Lasciando Acqualagna possiamo proseguire per Cagli e Piobbico. Anche Cagli si trova sulla via Flaminia, ed è famosa per il suo torrione della Rocca del 1481, progettato dal famoso architetto militare Francesco di Giorgio Martini. Da qui in 25 minuti si raggiunge il piccolo borgo di Piobbico che sorge in una stretta valle tra il monte Nerone, con i suoi 1526 mt di altitudine, e il Montiego che raggiunge i 975 mt; proprio alla confluenza di due fiumi, sorge il paese, noto soprattutto per il Castello Brancaleoni, eretto nel XIII secolo e trasformato nel ‘500 in splendida dimora rinascimentale. Il castello è visitabile su prenotazione contattando via mail : info@castellobrancaleoni.it.

 

Cagli Torrione della Rocca

Fonte www.lemarchediurbino.it

Piobbico

Fonte www.themarcheexperience.com

 


 

Il terzo percorso Marchigiano è tutto in quota, lasciamo i reperti romani per addentrarci nel fascino dei monti Sibillini. Partiamo da Camerino e il suo circondario con il castello di Lanciano a Castelraimondo, il castello si erge sulla riva sinistra del fiume Potenza ed è circondato da un maestoso parco. La torre trecentesca all’ingresso e gli arredi sono ben conservati, e il castello si può visitare il sabato pomeriggio e le domeniche e i giorni festivi, con visite guidate. www.fondazionemasogiba.it

Interno del castello di Lanciano, fonte www.turismo.marche.it

A circa 35 km sull’altro versante della collina si trova il castello di Pallotta, non lontano da Belforte del Chienti, in località Caldarola, eretto nella seconda metà del IX secolo, fu trasformato in residenza rinascimentale verso la fine del ‘500, e ancora conserva quasi intatte le mura, la merlatura guelfa, il ponte levatoio, e gli interni ancora originali. Visitabile quasi tutto l’anno, ora all’interno dello stabile della gendarmeria ospita una Taverna che organizza menù tipici marchigiani il sabato sera e la domenica a pranzo, è consigliata la prenotazione.www.castellopallotta.com


Castello di Pallotta, fonte www.guidamico.it

Da qui possiamo salire verso Varano di sotto e al bivio con la strada provinciale 98 girare a sinistra, così da iniziare la dolce salita ai Monti sibillini, e incontriamo prima Fiastra, che si affaccia sul suo lago artificiale, qui si può fare una sosta relax per godersi i bei colori di questo specchio d’acqua, per poi salire ancora verso il paesino di pastori di Cupi, un micro borgo di soli 15 abitanti ai piedi del parco dei Monti Sibillini. Qui si produce un pecorino ottimo, per averlo potete contattare il Pastorello di Cupi, www.pastorellodicupi.it

Da questa strada si arriva fino al santuario di Macereto, un complesso religioso in stile bramantesco, a circa 1000 mt di altitudine. Oltre a nutrirsi della bellezza del santuario è possibile per gli appassionati di camminate fare base negli alloggi del santuario e partire da qui per belle camminate ed escursioni. www.santuariomacereto.it

Sentiero sui sibillini – Fonte www.parks.it

Santuario Macereto – Fonte www.agriturismo-marche.it

Da Cupi si prosegue per Ussita-Frontignano, qui troviamo una stazione sciistica aperta in inverno, e una bella base per trekking nel periodo primavera/autunno, grazie alle numerose strutture ricettive.

Autunno a Visso, fonte it.worldmapz.com

Scendiamo verso Visso, 600mt sul livello del mare, che già esisteva in epoca romana, dal 1993 è la sede del parco nazionale dei Sibillini e sua ideale porta d’accesso, conserva ancora la cinta muraria del XIII sec. e il Palazzo dei Priori, ora municipio, eretto nel 1482. Qui Leopardi aveva la sua residenza estiva, proprio per questo motivo a Visso troviamo il Museo dei Manoscritti Leopardiani, dove sono conservati circa 100 manoscritti del celebre Poeta, presso la Chiesa di sant’Agostino, Piazza Martiri Vissani 1. www.museidiocesimarche.it .

 

Sibillini in autunno, Fonte www.vacanzesibillini.it

 


Cucina tipica Marchigiana:

Gli ingredienti Marchigiani sono tipicamente mediterranei, ma tre sono le pietanze più famose della tipicità regionale: i Vincisgrassi, il brodetto che ha mille varianti e le Olive Ascolane. Vi regaliamo la ricetta dei Vincisgrassi tratta dal volume “cucina Marchigiana”, edizioni del riccio, scritto da Ida Fabris.

I Vincisgrassi, Fonte : https://ladanteinforma.wordpress.com/page/2/

Ricetta Vincisgrassi:

per la pasta:

200 gr di semolino

400 gr di farina,

50 gr di burro,

5 uova

½ bicchiere di vinsanto marchigiano

Per il ragù:

rigaglie di 1 pollo

250 gr di filoni e cervella di vitello,

100 gr di prosciutto crudo 1 fetta spessa

1 carota

1 cipolla

Olio di oliva q.b.

2 cucchiai di conserva di pomodoro,

vino bianco secco.

Per la besciamella :

50 gr di burro

50 gr di farina

½ litro di latte intero

Sale q,b e noce moscata

Parmigiano q.b. per i vari strati burro q.b. per il sopra

Procedimento:

Tritate la cipolla e la carota finemente e fatele rosolare in poco olio, aggiungete il prosciutto tagliato a dadini, poi le rigaglie di pollo perfettamente lavate e tagliate a pezzetti, ad eccezione del fegatino che va aggiunto più radi perché deve cuocere poco.

Spruzzate un po’ di vino bianco, lascate evaporare, quindi aggiungete la conserva che avrete allungato in acqua tiepida. Fate sobbollire per un’ora e mezza circa.

Sbollentate i filoni e la cervella di vitello, tagliateli a tocchetti uniteli a ragù, fate cuocere ancora mezzora, poi aggiungete il fegatino e lascate cuore gli ultimi 10/12 minuti.

 

Preparate la pasta mescolando la farina con il semolino, mettete al centro della spianatoia fate un cratere e aggiungere le uova e il burro ammorbidito, un pizzico di sale e mezzo bicchiere di vin santo e iniziate ad impastare fino ad avere un composto omogeneo. Fate riposare la pasta per circa un’ora, fate dei bei fogli come per le lasagne circa 10cm x 5 cm, fatele lessare e poi asciugatele e cominciate ad allestire la pirofila da forno come una lasagna, preparate la besciamella con la ricetta base.

 

Imburrate la pirofila, mettete uno strato di pasta, aggiungete un po’ di besciamella, il ragù, poi il parmigiano, fate vari strati, fino a terminare gli ingredienti, fate riposare la teglia per un oretta, poi infornate a 180° per circa 25/35 minuti.

 

Servite caldo e buon appetito!

Emozioni Balinesi

di Gloria Canè


Fonte: bali-lombok-gili.de

Fonte: bitterfunnylife.com

Gili Trawangan Indonesia

Spiaggia a Gili Trawangan

Il tempio di Ulun Danu Beratan

http://www.ulundanuberatanbali.com/

Kintamani – vulcano Butur

Mercato della Frutta

Un contadino nelle risaie di Ubud

Una lavanderia nei pressi di Jatiluwith

LE VACANZE ALL’INSEGNA DELLA SALUTE

HOTEL STRASSERWIRT****

HERRENANSITZ ZU TIROL

di Riccardo Celani

La famiglia Bachmann è riuscita a creare un piccolo gioiello di ospitalità, nel vasto panorama degli hotel del Tirolo Orientale austriaco, integrando lo storico edificio, in una oasi di benessere, offrendo una cucina di livello eccellente, utilizzando il tradizionale arredamento tirolese d’epoca, rivisitato con innovazioni di design all’avanguardia. Fondamentale, nella filosofia dell’ospitalità dello Strasserwirt, è l’attenzione al cliente, che si sente parte della famiglia allargata dell’hotel, che comprende anche il gentilissimo e disponibile personale che ci lavora. Un esempio d’eccellenza, di ospitalità personalizzata, dove il visitatore viene trattato come un amico in visita, più che come un semplice cliente.


Riposo, Rilassamento e Rigenerazione, questi sono i tre pilastri su cui si basa la permanenza allo Srasserwirt. L’armonizzazione del corpo, dell’anima e della mente. L’atmosfera speciale che si respira nell’hotel, insieme all’aria pura della montagna, all’acqua che scorre cristallina, allo stupefacente paesaggio della valle dove scorre il fiume Drava, donano al visitatore una vacanza disintossicante per il corpo e per lo spirito, lontana dalla vita frenetica di tutti giorni, specialmente quella nelle grandi città europee.


Molte sono le offerte che il centro benessere offre al visitatore, che si avvale di personale altamente specializzato, impersonato dalle gentili, attente e professionali Lisa e Marie. Meditazione yoga, l’arte esotica di un massaggio facciale, il salutare trattamento Dorn-Bruss, che porta beneficio a tutti i dolori della schiena, deformazioni della colonna vertebrale, discopatie e sciatiche. Il “Lomi Lomi Nui”, un massaggio hawaiano, che con una tecnica olistica e attraverso una serie di movimenti lunghi e ritmici, coinvolge la persona in modo globale, corpo, mente e spirito. Il massaggio “hot stone”, effettuato con pietre vulcaniche calde e olii essenziali, che aiuta a sciogliere qualsiasi tensione. Il massaggio tradizionale thailandese “Nuad”, che ha lo scopo di ripristinare la corretta circolazione dell’energia del corpo che, secondo la medicina indiana, è solcato da 70.000 canali denominati “sen”, attraversati dall’energia vitale prana. Da ricordare anche la riflessologia plantare, il classico massaggio profondo e rilassante, che tocca ogni singola parte del corpo. Specialmente adatto agli sciatori invernali, il massaggio riflessogeno effettuato su schiena, cervicale, piedi e gambe, per ritrovarsi in piena forma dopo una giornata sulle piste da sci. Da provare il massaggio agopuntura, in cui i meridiani del corpo vengono stimolati con gli appositi bastoncini e il massaggio Tuina, che pratica la teoria dei Cinque Elementi della Medicina Tradizionale Cinese, che attiva il flusso dell’energia di vita (QI).

Alla fine di ogni trattamento è possibile godere di una oasi di benessere nel “Giardino Lirico”.


La storia di due millenni è passata accanto allo Strasserwirt, che nei secoli è stato sempre adibito a punto di ristoro e di posta, come è dimostrato dalle rovine romane, scoperte nelle fondamenta di questa dimora storica e conservate presso l’Università di Vienna, all’Istituto Archeologico. L’attuale costruzione risale al ‘600 e la vecchia strada che portava da Lienz a Bolzano, attraversando la Val Pusteria, passava proprio davanti a questo edificio.


Molte generazioni, prima della Famiglia Bachmann, hanno curato con amore ed impegno la proverbiale ospitalità del Tirolo. La Dimora è stata ristrutturata con cura e sensibilità e, dotata di tutte le comodità di un hotel a 4*, si presenta oggi a un livello altissimo. Gli angoli, le “Stube” romantiche, la SPA, il Giardino Lirico, tutto invita a godere del tempo prezioso in montagna nelle Dolomiti del Tirolo Orientale.

La vista fantastica, in estate e in inverno, che riempie di serenità il visitatore, è un altro dei fattori che rendono impagabile quella che si può definire “l’esperienza Strasserwirt”.


“L’esperienza Strasserwirt” significa anche vivere una delle 28 stanze, di cui 14 rinnovate con un design moderno e accattivante, mentre le altre, in stile tradizionale tirolese, sono arredate con mobili d’epoca risalenti al XIX secolo, trovati nelle vecchie case e nelle baite che punteggiano la montagna.


“L’esperienza Strasserwirt” non significa soltanto alloggiare in una stanza d’epoca, ma anche godere degli angoli studiati con cura, che creano delle nicchie di rilassante benessere all’interno della dimora storica.


Un capitolo a parte è la ristorazione. Da quasi 25 anni lo Chef Werner Gander conduce con maestria la cucina dello Strasserwirt. Inizialmente come pasticciere, ben presto ha terminato con successo gli studi e da chef ha sviluppato l’offerta culinaria dello Strasserwirt, con grandissima abilità e in maniera impareggiabile. Lo chef rimarca quali sono le sue motivazioni e la base del suo lavoro, mettendo l’accento sull’arte culinaria che si rinnova di giorno in giorno. Nessuno meglio di lui può descrivere l’eccellenza culinaria che è possibile gustare allo Strasserwirt.


Un cordiale “Grüß Gott!”

Sono lieto di potervi dare il benvenuto allo Strasserwirt. Vorrei contribuire con tutto ciò che uscirà dalla mia cucina, a rendere particolare il Vostro soggiorno nella nostra Dimora. Cucinare è la mia grande passione; voglio viziare, coccolare ed offrire gioia con la mia arte culinaria. L’interesse accoppiato alla dedizione personale fanno sì che riescano delle creazioni speciali in un contesto armonioso. La più alta qualità, la creatività e la consapevolezza degli effetti degli ingredienti rappresentano i principi di base. È fondamentale tener conto della disponibilità e particolarità degli alimenti che si trovano in una regione. È mio intento sposare ogni giorno prodotti locali ad influssi moderni, con particolare riguardo alla salute ed alla vitalità di ciò che vi viene offerto. Nella mia cucina non si trovano prodotti chimici, sapori artificiali ed additivi dannosi. Utilizzo prodotti naturali e di cui posso ricostruire la provenienza. Preferisco erbe aromatiche e tutto ciò che il nostro orto ci offre. Col tempo ho notato, che la vitalità degli alimenti porta ad un’accresciuta gioia di vivere e forza vitale a chi li gusta. Cucinare è per me anche un’arte, come si deduce anche dalla mia cucina premiata, Guida À la Carte, Gault Millau Austria e Premio Falstaff. Ciò che mi rallegra maggiormente è deliziare gli ospiti con questo gioco di alimenti e di non tralasciare però la decorazione del piatto che viene offerto al buongustaio. Sono pienamente soddisfatto quando ho l’impressione di aver trasmesso a colui che si è fermato ad assaporare le mie creazioni una parte della grande varietà degli influssi che incontro nel cucinare e nel mangiare.    Werner Gander


Per la maggior parte dell’anno (escluso il periodo che va dalla fine di ottobre all’inizio di dicembre e dal 29 marzo fino al 4 maggio 2016 quando l’hotel rimane chiuso) è possibile vivere l’esperienza allo Strasserwirt, considerandolo anche come un “Hub”, per tutta una serie di eventi, esperienze ed escursioni. Non dobbiamo dimenticare che lo Strasserwirt si trova a pochi chilometri dalla frontiera con l’Italia e che quindi è possibile visitare facilmente le località e i bellissimi scenari montani delle Dolomiti, come San Candido, Brunico, Cortina, Bolzano, in Italia, e Lienz, Innsbruck, Kitzbuhel in Austria. Da non dimenticare tutti i sentieri naturalistici per chi ama camminare, arrampicarsi, andare in bicicletta (come la pista ciclabile lungo la Drava) e praticare ogni tipo di sport. Specialmente in Austria, è possibile visitare posti incantevoli attraversati, per esempio, dal sentiero “Herz Ass Villgraten”, dal sentiero carnico di alta montagna, dal sentiero commemorativo del Principe Heinrich. Indimenticabili le visite al monte di Thurntaler, al Corno di Fara, al lago Jocee, al santuario di Kalkstein e alla Malga Oberstalleraim.


In inverno tutta la regione del Tirolo Orientale austriaco, offre una serie interminabile di piste per lo sci alpino e da fondo per tutti, dai principianti agli sciatori più esigenti, ricordando che quelle altrettanto famose aree sciistiche in Italia sono a un tiro di schioppo. Se sognate una vacanza avventurosa sulle piste da sci o nei funparks con lo snowboard sotto i piedi, allora la regione del Tirolo Orientale è proprio il luogo giusto per passare una vacanza invernale spensierata. Le innumerevoli aree sciistiche, con strutture moderne e piste perfettamente preparate, sono un vero paradiso per tutti gli appassionati di sport invernali. Se non avete mai provato a sciare, ma volete imparare questo sport, le diverse scuole di sci e snowboard sparsi nella regione, con i loro istruttori esperti, vi aiuteranno in quest’impresa e sicuramente non ci vorrà molto per che possiate scendere per le piste da soli. Tra le più famose, a pochi chilometri dallo Strasserwirt, le aree sciistiche di Sillian, Innervillgraten, Sankt Oswald, Obertilliach, l’area di Nassfeld, Zettersfeld (sopra Lienz) e a circa un’ora di auto le famose piste di Kitzbhuel e Matrei.

Per maggiori informazioni contattare:

hotel

Familie Bachmann

Dorfstraße 28

9918 Strassen

Osttirol

Austria

Tel. 0043 (0) 4846 6354

hotel@strasserwirt.com

www.strasserwirt.com

SHOPPING E RISTORANTI: IL NUOVO TERMINAL SATELLITARE DELL’AEROPORTO DI MONACO

di Riccardo Celani


Nella nuova architettura del terminal satellitare, che aprirà nel mese di aprile 2016, l’aeroporto di Monaco (FMG) e Lufthansa avranno l’opportunità di offrire ai passeggeri una nuova e innovativa esperienza di shopping e ristoranti.

Il cuore di questo mondo emozionante è il “mercato centrale”, uno spazio aperto inondato di luce naturale costruito intorno alla futuristica “Torre centrale”. I negozi e i ristoranti includeranno una vasta selezione di famosi rivenditori e marchi tedeschi e internazionali. In questo modo anche i passeggeri in transito avranno una indimenticabile esperienza della cultura bavarese, in uno spazio che comprenderà sedici punti di vendita e ristoro, e tre grandi duty free.

Un area concepita per esaltare le tradizioni bavaresi, lo stile di vita unico di Monaco e la fusione della natura con la tecnologia “state-of-the-art”. Questi sono i principi ispiratori alla base della progettazione architettonica della sala da pranzo e dell’area shopping, come affermato da Rainer Beeck, il Senior Vice President responsabile delle attività Commerciali all’aeroporto di Monaco. L’architettura e l’arredamento della “Lenbachs”, bar nella torre, il punto focale del mercato, sono stati ispirati dal pittore bavarese Franz von Lenbach.

I nuovi negozi e ristoranti saranno gestiti dalle controllate “FMG Eurotrade” e “Allresto” e da altri rivenditori esterni e ristoratori. Una caffetteria “Allresto” offrirà creazioni di panini ideati dello chef stellato Alfons Schuhbeck, con ricette originali a base di pane appena sfornato. Il ristorante dispone di una cucina con uno schermo, dove gli ospiti possono osservare gli chef in azione.

Presso gli stand di “Viktualienmarkt” e di “Schubeck”, già rinomati negozi del centro di Monaco, saranno disponibili spuntini di alta qualità, per godere immediatamente dell’eccezionale qualità dei cibi, e confezionati da asporto per i passeggeri più frettolosi. Da ricordare anche gli hamburger gourmet di Monaco di Baviera, innovativo, home-grown “Hans im Glück” e “Sissi e Franz” – un rivisitazione della cultura gastronomica di tipica dei caffè di Vienna caffè che colma il divario culinario tra la Baviera e l’Austria. Accanto, il raffinato Bubbles Bar, gestito dalla catena italiana Autogrill, sarà possibile gustare vini d’eccellenza e freschi e appetitosi frutti di mare. Autogrill gestirà anche “Amo”, che combinerà un ristorante italiano con un bar, concentrandosi su un servizio rapido e di qualità eccellente.

I gusti e le tradizioni di Monaco e della Baviera si riflette anche nel design avveniristico dei tre Duty Free.

Oltre a questa importante novità del nuovo terminal satellitare, dobbiamo ricordare alcuni importanti dati che riguardano, in generale, l’aeroporto di Monaco.

L’andamento del traffico in piena espansione all’aeroporto di Monaco non mostra alcun segno di rallentamento nei primi nove mesi dell’esercizio operativo corrente 2015.

L’aeroporto può vantarsi di un nuovo record per i passeggeri totali, arrivati a 31,3 milioni nei primi nove mesi del 2015 – con una aumento del 3,8% per cento rispetto allo stesso periodo nel 2014, 31.268.2200 passeggeri contro i 30.126.207. Il numero di decolli e atterraggi è aumentato a più di 3.000, 1,1 % in più rispetto allo scorso anno in più, raggiungendo un totale di quasi 288.000.

Nel terzo trimestre, l’hub bavarese ha registrato diversi massimi storici: i quasi 12 milioni di passeggeri che hanno utilizzato l’aeroporto tra luglio e settembre rappresentano un nuovo record. Ad agosto è stato anche stabilito un nuovo record di traffico comparato a tutti gli altri singoli, di poco meno di 4 milioni di passeggeri. Venerdì, 25 settembre, lo scalo bavarese è entrato nel libro dei record come il giorno più trafficato nella storia dello scalo, con 147.802 passeggeri.

La crescita del numero di passeggeri all’aeroporto di Monaco è alimentata soprattutto da forti guadagni nel traffico internazionale. Sulle rotte europee, 19,1 milioni di viaggiatori si sono avvantaggiati della vasta gamma di destinazioni offerte: un aumento del 3,9 % rispetto all’anno precedente. Il segmento intercontinentale ha registrato i guadagni più consistenti, guadagnando il 4,1 per cento, con circa 4,9 milioni di passeggeri e il traffico sulle rotte interne è aumentato del 3,2 per cento con 7,2 milioni di passeggeri.

Il segmento cargo ha avuto un aumento ancora più consistente. Nei primi nove mesi del 2015 il “turnover” è stato di 235.750 tonnellate. Questo rappresenta il 9,6% in più rispetto al 2014 con 215.750 tonnellate. Uno dei maggiori elementi di crescita è stato la percentuale di aumento del “freight-only” salito di un terzo con 41.000 tonnellate. Nello stesso periodo il trasporto dei bagagli passeggeri è salito del 6% raggiungendo le 195.000 tonnellate.

Con queste cifre l’Aeroporto di Monaco si aspetta, nel 2016, un nuovo anno record per il segmento carco e per quello passeggeri con 41 milioni di presenze, basato sulle informazioni e proiezioni ricevute dalle compagnie aeree, che preannunciano anche un incremento del numero dei voli.

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Malta che passione

di Marianna Tassinari

 

L’isola di Malta, cuore pulsante del mediterraneo, è facilmente raggiungibile da tutta Europa con i voli di linea e le principali compagnie low cost a prezzi molto accessibili, a patto di prenotare con il dovuto anticipo. L’arcipelago si compone di 3 isole Malta, Comino e Gozo, che offrono soluzioni interessanti per turisti e viaggiatori 350 giorni all’anno. In inverno talvolta c’è burrasca, ma già in febbraio il clima è più mite che in pianura padana, e non c’è nebbia. Questi sono solo alcuni presupposti climatici per invitarvi a scoprire un’isola affascinante, luogo di confine tra Europa e Nord Africa, dove anche la cucina tradizionale riflette la sua posizione di passaggio. Importante ai fini strategici anche durante la seconda guerra mondiale, ora viene definita l’Ibiza low cost, perché è una meta ideale per i giovani e anche per chi vuole fare una breve pausa dalla routine lavorativa in un luogo caldo.

Si atterra a Luqa, l’aeroporto internazionale e in soli venti minuti si arriva alla cittadella medievale della Valletta o alle più mondane Sliema e St Julian. Scogli e piattaforme caratterizzano la costa che guarda l’Italia, con l’unica eccezione di Mellieha, una bella e sabbiosa spiaggia a circa 40 minuti dal centro di Valletta.

A Malta la lingua ufficiale è il maltese, ma è molto diffuso l’inglese, visto che è stata avamposto britannico per lungo tempo, e così fuori stagione l’isola si anima di studenti giovani e meno giovani che frequentano corsi di lingua nelle numerose scuole private, complice anche la facilità con cui si trovano alloggi a buon mercato.

Si può tranquillamente fare una settimana di mare in mezza pensione con meno di mille euro a coppia, per potersi così tuffare nel blu del mediterraneo e scoprire i bellissimi e ben conservati mosaici di Gozo.


Foto: Gozo Marina fonte http://www.telegraph.co.uk

Comino è la parte più naturalistica, si tratta di una piccola isola tra Malta e Gozo, ad appena 30 minuti di battello dalla Valletta. È estremamente rurale e vanta diverse fattorie didattiche dove è possibile curiosare tra le coltivazioni autoctone e assaggiare prelibatezze a km zero. Molto famosa la Laguna Blu, dotata di acque cristalline, il turchese del mare vi stupirà.


Foto: Laguna Blu Comino, fonte http://www.djibnet.com

L’isola principale, Malta, è caratterizzata dalla città fortezza de la Valletta, detta “Città Umilissima”, “una città costruita dai gentiluomini per i gentiluomini”, come cita il bel sito dell’Ente del turismo maltese www,visitmalta,com. È una città dinamica, sempre in fermento, è il cuore commerciale e amministrativo dell’arcipelago. La Valletta prende il nome dal proprio fondatore, l’amato e rispettato Gran Maestro dell’Ordine di S. Giovanni, Jean Parisot de la Valette. È stata eretta sulle aspre rocce della penisola di Mount Sceberras, a picco su due insenature, quella di Marsamxett e quella di Grand Harbour. Costruita a partire dal 1566, La Valletta fu completata, munita di imponenti bastioni, fortezze e cattedrale, in soli 15 anni, un vero e proprio record per l’epoca.


FOTO: la Valletta fonte http://viaggi.nanopress.it

Di giorno la città è caotica, ma ha ancora tutto il sapore di un luogo senza tempo. Le strade strette disposte a griglia ospitano alcuni dei più grandi capolavori artistici europei, tra cui antiche chiese e splendidi palazzi, ancora ben conservati; inoltre grazie ad un programma culturale articolato, e costellato di eventi, si cerca di operare una valorizzazione continua del centro storico patrimonio dell’Unesco.

Camminando per le vie de La Valletta potrete attraversare luoghi storici affascinanti e scorgere meraviglie dietro ogni angolo: statuette votive, nicchie, fontane e stemmi araldici sui parapetti. Nelle anguste vie secondarie si trovano moltissimi piccoli negozi e caffè pittoreschi, mentre sulle strade principali de La Valletta sono dislocati i punti vendita dei grandi marchi internazionali della moda, della musica, della gioielleria e altro ancora.

Anche dal punto di vista gastronomico ci sono tanti piatti da scoprire, gusti ricchi e mediterranei, influenzati dalle varie ondate di colonizzazione che si sono affacciate sull’isola. La cucina maltese è un interessante miscuglio tra le cucine siciliana, italiana, africana, inglese e mediterranea. Da qui nasce un interessante menu di specialità che possono accontentare tanti palati. Tra i primi piatti più noti troviamo: aljotta e il soppa ta’l-armla, rispettivamente una zuppa di pesce e un brodetto di verdure miste arricchito da uova, ricotta e gbejniet, i formaggini di Gozo. Anche la pasta trova spazio nel menu maltese come il timpana: timballo di pasta al forno, con carne di bue e di maiale, fegatini di pollo, viene cotto nel forno in crosta di pasta sfoglia, è molto calorico ma non lontano dalle tradizioni campane e siciliane. Altra pasta importante sono i ravjul ravioli di pasta all’uovo con ripieno di ricotta, serviti con salsa di pomodoro, oppure il ross fil-forn riso al forno dorato in timballo, con carne trita e pancetta affumicata.


Foto: Fenek fonte chef-choice.com

Il secondo più famoso sicuramente è il coniglio (fenek), cucinato in diversi modi, il più famoso è il Fenek Zalze biz, coniglio al vino con cipolle ed erbette. La cena tipica a base di coniglio si chiama fenkata e comprende spaghetti al sugo di coniglio, coniglio arrosto, in umido o grigliato, noci e fichi per dessert.

Giusto per stuzzicarvi l’appetito!

 


 

NAIROBI

di Paolo Gerbaldo

 

 

Andare oltre i luoghi comuni è sicuramente una delle linee guida di qualsiasi viaggio. La visita di Nairobi, capitale del Kenya e spesso semplice punto di arrivo e partenza per altre destinazioni di maggior richiamo del paese africano, rientra a tutti gli effetti in questa filosofia.

Sorta, a fine Ottocento, come stazione sulla linea ferroviaria dell’Africa Orientale, Nairobi, nei prima anni del Novecento, divenne la capitale del Protettorato Britannico che prima era a Mombasa.

Per rendersi conto delle dimensioni della città più grande dell’Africa orientale, dopo aver percorso le vie del suo centro che conservano pochissime tracce del periodo coloniale, il Kenya acquistò l’indipendenza nel 1963, la soluzione migliore è quella di salire sulla terrazza panoramica del Kenyatta Conference Centre.

 

La splendida vista permette infatti di scorgere un po’ tutta la città partendo proprio dalla sottostante City Square.

 

Un’ altra tappa irrinunciabile è la visita alla casa-museo in cui visse Karen Blixen, la nota scrittrice danese. Qui il passaggio dal caos di Nairobi alla più tranquilla periferia non può non sorprendere. La casa-museo, infatti, è un’oasi di Danimarca trapiantata all’Equatore. Tutto attorno un ampio parco non può non farci dimenticare rapidamente che, a pochi minuti di automobile, vive invece una delle megalopoli africane che è il perno della vita sociale, cultura ed economica del Kenya.


 

 

 

PERCORSI IDEALI TARDO RINASCIMENTALI

 

di Andrea Santangelo

 

 

All’indomani della pace di Cateau-Cambrésis del 1559, l’Italia, ormai saldamente spagnola, conosce finalmente un periodo di tranquillità e ne approfitta per ricostruire edifici, fortezze e palazzi distrutti da 65 anni di continua guerra. Gli architetti (militari e non) si lanciano allora in nuove e articolate forme geometriche di costruzione, che sbocceranno nelle cosiddette città ideali.

L’Italia, infatti, si rifà bella basandosi sulle idee umanistiche e artistiche nate negli ultimi 100 anni. Il risultato non cessa di stupire ancora oggi. Prendiamo ad esempio il caso di tre fondazioni ex novo di questo periodo (ma tra le città ideali del rinascimento italiano vanno segnalate anche Urbino, Ferrara, Pienza, Sabbioneta e Vigevano; valgono tutte almeno un weekend enogastronomico e culturale). Il primo riguarda Terra del Sole, ultima propaggine della Toscana medicea in terra di Romagna, “nata” ufficialmente l’8 dicembre 1564. È una città fortezza ideale (cioè ispirata a criteri scientifici e razionali nella sua pianta urbana, con forti allacci a teorie filosofiche e/o utopiche) voluta fortemente da Cosimo I de’ Medici, il figlio di Giovanni dalle Bande Nere e primo Granduca di Toscana (si tratta di un ramo collaterale dei Medici, quello dedito alla carriera militare, che poco ha a che fare con il ramo principale che sforna solo banchieri, Papi, mecenati e malati di gotta). Chiama a edificarla ben quattro architetti militari: Baldassarre Lanci, Giovanni Camerini, Bernardo Buontalenti e Simone Genga, ma Cosimo ne ha parecchi al suo soldo perché passa gran parte del suo tempo a costruire e rimettere in sesto fortificazioni e rocche. Terra del Sole è un rettangolo bastionato che contiene un abitato civile e uno militare, le sue mura lunghe 2 km e 87 mt abbracciano due borghi maggiori, Romano e Fiorentino, e quattro borghi minori. Due similari Castelli fanno da pittoresco sfondo, mentre centralmente tutto è raccordato da una vasta Piazza d’Armi.

Grazie all’appoggio imperiale (contrariamente alla solita politica filofrancese dei Medici), Cosimo si procura ingenti somme di denaro da investire in armi, truppe e fortezze (degno figlio di cotanto padre!). Questa corsa agli armamenti gli varrà la conquista di Siena, che per competere con le nuove fortificazioni medicee perde una marea di soldi e alla fine non ha di che pagare nuove truppe per difendersi. Tutta la Toscana, sotto Cosimo I, è saldamente controllata da un sistema di presidi, fortezze, rocche e torri di avvistamento. Tra le tante costruzioni militari di questo periodo ricordiamo le nuove fortezze dell’appena presa Siena, di Pistoia, di San Piero a Sieve, di Empoli, di Sasso Simone e di Cortona; il rafforzamento e riattamento dei forti medievali di Pisa, Arezzo, Sansepolcro, Volterra e Castrocaro; le città-fortezza di Livorno e di Portoferraio (opere entrambe di Bernardo Buontalenti).

Il secondo caso che vi sottoponiamo è quello di Acaya, minuscola frazione del paese di Vernole in provincia di Lecce. Questo borgo ideale è un progetto di Gian Giacomo dell’Acaya, feudatario locale e architetto militare dell’imperatore Carlo V. Oltre a condurre a termine la costruzione del castello di famiglia (nel 1535), l’alacre Acaya vi aggiunge un borgo racchiuso da una cinta muraria dotata di tre grandi bastioni angolari. Le strade di Acaya sono in tutto nove, sei tra di loro parallele in direzione nord-sud, e tre perpendicolari alle altre in direzione est-ovest, ma tutte misurano 4 metri di larghezza e sono a intervalli di 17 metri tra loro (pure la lunghezze delle vie è uguale). Una chiesa e un convento completano questo curioso e minuscolo borgo ideale fortificato.

Spostiamoci a nord per il terzo caso, quello più spettacolare, la città fortezza di Palmanova. Costruita dai veneziani nel 1593, Palmanova è conosciuta come “la città stellata” per la sua pianta poligonale a stella dotata di nove punte. Tre porte monumentali, situate al centro delle cortine difensive e fortificate da rivellini esterni, sono le uniche via d’accesso al centro cittadino. Il Senato di Venezia ne aveva deciso la costruzione per farne un insormontabile baluardo alle ricorrenti incursioni ottomane e agli infidi attacchi imperiali. Il progetto di Giulio Savorgnan (ingegnere militare capo della Serenissima, nonché Boss di tutte le artiglierie veneziane) è talmente efficace che per due secoli nessuno ci prova ad attaccare Palmanova. La città ha ben due cerchie di fortificazioni dotate di cortine, baluardi, fossato e rivellini. Savorgnan, da buon intenditore di artiglierie, costruisce i bastioni in base alla gittata massima dei cannoni del tempo. La vista aerea di Palmanova è ancora oggi il migliore spot pubblicitario per la visita di questa incredibile città fortezza ideale.

Nel resto d’Italia si bada a edificare, ma con un occhio ben attento alle spese (per non fare la fine di Siena), certo non ci si può sottrarre al si vis pacem para bellum, ma approfittando del lungo periodo di pace si possono dilazionare le spese e i tempi di costruzione.

I Savoia, ad esempio, sono costretti a dare il via a un grosso ciclo di recupero e miglioramento delle fortificazioni riavute indietro nel 1559. Chiusi come sono tra la Francia e gli Spagnoli in Lombardia, sono il classico vaso di coccio tra due giare di ferro. Arruolano perciò dei bravi ingegneri militari, come Alessandro Resta, Gabrio Brusca, Ferrante Vitelli e Giacomo Soldati, e li mettono al lavoro su tutto il territorio piemontese.

I Veneziani non sono da meno, già abbiamo visto il caso esemplare di Palmanova, ma sono tutte le fortezze di terraferma a essere rivedute e corrette, grazie al lavoro di valenti tecnici come Francesco Malacreda (allievo prediletto del Sanmicheli), ma soprattutto a quello dei generali Giulio Savorgnan, Girolamo Martinengo e Sforza Pallavicino. Fino agli inizi del XVII secolo Venezia ha una straordinaria capacità di creare dei funzionari (i Provveditori) molto competenti, nonostante siano di nomina politica (creando l’invidia di noi italiani di oggi).

A Milano e a Napoli, dominate dagli Spagnoli, si distinguono alcuni architetti come Gabrio Serbelloni, Giorgio Paleari Fratino e Bernardino Faciotto.

Ormai, però, la nostra amata penisola è fuori dalla grande politica, dal grande commercio, dalla grande finanza, dai grandi circuiti artistici europei e i governanti nostrani prendono ordini dall’estero (insomma poco è cambiato rispetto al 2015). Per fortuna, invece, l’Italia è abbastanza fuori dalle prime guerre di religione che sconvolgono la Francia e l’Impero. Così i nostri ingegneri e architetti militari emigrano in Europa per cercare lavoro (vi ricorda ancora il 2015?) e lì ne trovano parecchio.

DINOSAURI E CO. UN MUSEO DA NON PERDERE A BRUXELLES

 

Di Marianna Tassinari

 

La città di Bruxelles è interessante anche per i bambini più piccoli, a patto di rispettare i loro tempi, e non correre nelle belle giornate di primavera dietro alle tante attrazioni presenti, a partire da quelle che si trovano nel bellissimo parco del cinquantenario. Si consiglia quindi di dirigersi verso il museo delle Scienze Naturali di Bruxelles per un interessante e spettacolare approccio alla collezione più importante d’Europa di Dinosauri, che lascerà a bocca aperta e a testa all’insù i vostri bambini.

 

Qui, all’interno di un ampio spazio espositivo con le passerelle in stile art deco, potrete ammirare una vasta serie di scheletri originali di dinosauri ricostruiti appartenenti alle diverse epoche: Tirannosaurus Rex, Triceratopi, Diplodochi e i fossili originali della grande collezione d’Iguanodonti unica al mondo. Ma è tutto il museo che va scoperto e gustato nella sua interattività didattica.

 

Lo stupore negli occhi dei piccoli quando entrano nel salone principale è tangibile, quasi elettricità pura. Un bel mix di divertimento, curiosità ed eccitazione accomuna i bambini lungo questo percorso che spiega come vivevano, come mangiavano e come sono scomparsi i grandi dinosauri. Con attività esplorative, come la vasca di sabbia con lo scheletro da scoprire stile novelli paleontologi, e molti video interattivi il museo insegna tante cose interessanti, tipo come si formano i fossili.

 

E non ultimo, esiste anche un buon punto ristoro dove poter mangiare un panino o un gelato con i bimbi in una atmosfera rilassata e giocosa.

 

Tratto dal sito ufficiale ecco l’elenco delle sale da visitare:

 

La sala dei Mosasauri: Proprio sotto la sala dei Dinosauri potrete ammirate i Mosasauri, detti “re dei mari antichi”.  

La Galleria dei Dinosauri: La più grande esposizione di Dinosauri d’Europa con più di 30 scheletri interi e numerosi frammenti. 

La Galleria dell’Evoluzione: Un’esposizione unica in Belgio! Circa 600 fossili e 400 animali imbalsamati testimoniano la biodiversità delle specie animali di milioni di anni. 

250 anni di Scienze naturali: Un percorso per scoprire 20 testimoni della nostra storia scientifica.

BiodiverCITY: Sala dedicata alla biodiversità della città che propone a grandi e piccini un’avventura urbana. Da 8 anni in su.

La Galleria dell’Uomo: Dal Sahelanthropus all’Homo sapiens e dall’embrione all’adulto: esplorate l’evoluzione dell’Uomo e del suo corpo nella nuova galleria del museo. Dal 7 maggio 2015.


Informazioni pratiche

Orario: Da martedì a venerdì dalle ore 9.30 alle 17. Sabato e domenica dalle 10 alle 18.  Vacanze scolastiche: da martedì a domenica dalle 10 alle 18.  Chiuso il lunedì, il 1° gennaio, il 1° maggio e il 25 dicembre.  
Tariffe:

Adulti: 7 € Bambini da 6 a 16 anni: 4,5€ Gruppi di minimo 15 persone: Adulti 6€ – Bambini e ragazzi da 2 a 25 anni, 3€ Gratuito per bambini fino a 6 anni accompagnati dai genitori. Gratuito il 1° mercoledì del mese dalle ore 13.